L’evoluzione della coscienza umana in 7 tappe

Ogni giorno diventa più interessante sapere se nell’evoluzione della coscienza umana può esistere una sorta di scala della complessità, che vada dal più basso al più alto livello, partendo ad esempio da una semplice ameba e culminando nella neocorteccia di un Buddha.

Bene, questo tema è stato per anni un tema ambiguo ma nell’attualità circolano delle mappe integrative che, dalla mano di ricercatori dello spessore di Gebser, Wilber, Lachman e Nelles, mettono a disposizione affascinanti riflessioni che riguardano dove siamo, da dove veniamo e verso dove apparentemente stiamo andando.

 Con un po’ di osservazione possiamo dire che ci troviamo in un momento nella storia dell’umanità che secondo la scala che presentiamo di seguito, sembra sia a metà strada tra “gli dei e le bestie”, ovvero, tra il non ancora nato e l’essere umano risvegliato.

La seguente mappa dell’espansione della coscienza è il risultato di una sintesi del lavoro degli autori sopracitati.

 Primo gradino

 Nello sviluppo della vita di un essere umano, questo primo gradino corrisponde al feto come essere unito alla madre. Questo potrebbe rappresentare a livello di umanità, le orde di raccoglitori e cacciatori di quelle tribù nomadi che ci hanno preceduto nei tempi arcaici. In questo gradino la manifestazione della coscienza è solo istintiva e l’essere umano è fuso ed identificato in modo assoluto con la natura, la terra, la madre.

 Questa simbiosi del feto che non conosce ancora la dualità, rappresenta uno stato di unità preconscia, in cui spiccano i fattori biologici e nessuna individualità che consente all’essere umano di autodeterminarsi e di superare lo stato di totale bisogno in cui vive.

 Dalla prospettiva induista-yogica dei chakra o dei centri energetici del corpo umano, questo primo gradino corrisponderebbe alla zona del perineo o al chakra della radice come principio di vita.

 Secondo gradino

 Nello sviluppo della vita di un essere umano, questo secondo gradino corrisponde alla fase dell’infanzia, una fase ancora preconscia ma già con un principio di coscienza sull’Io separato dalla madre, dal grande Altro e dalla natura.

 Nei suoi primi sottolivelli, questa fase si manifesta nella coscienza magica di un bambino onnipotente ed egocentrico che proietta la sua dipendente appartenenza da figlio del cielo. Un credente seguace della religione come frangia connettiva al suo stato di fusione precedente. Un essere che, come un bambino, si sente soggetto ai dogmi, alle bandiere e ai troni, in uno stato di subordinazione al “capofamiglia”. È un essere che ha bisogno di riti di fede e di cieca lealtà, così come di un’identità estesa alla famiglia d’origine, alla sua cultura, razza e nazione.

 Questo essere umano “bambino” si sente indifeso dalla sua recente separazione dalla madre e ha bisogno di figure nei cieli che forniscano riparo e si muovano tra ricompense e punizioni. Figure magiche e mitiche con cui vengono stabiliti codici di condotta che una supra-polizia celeste controlla.

 In questa fase, la donna è sottomessa al patriarcato, mentre l’essere umano viene considerato espulso da un paradiso e dipendente da un suo glorioso passato. Per i membri di questo gradino, la vita umana consiste nell’attraversare la valle delle lacrime della separazione, per ritornare un giorno, tramite il sacrificio e il dolore, alla sua origine celeste. La vita del secondo gradino è focalizzata “indietro”, cioè ancora verso la grande madre e il suo livello di coscienza è ancora molto scarso. Si tratta di un’età evolutiva in cui la superstizione e il mito emergono come punti di riferimento attraverso idealismi febbrili e guerre fanatiche. Questi sono i tempi delle teocrazie e dei genocidi dovuti alla lotta per le “giuste idee” e alle bandiere irrinunciabili.

 A livello di società, la casta sacerdotale, i leader tiranni e i monarchi per diritto di Dio aiutano ad organizzare l’umanità infantile. Questo è il livello propizio per la guerra, perché il bambino quando vuole un giocattolo da un altro, quello che fa è strapparlo e se incontra resistenza nel suo proprietario, non fa altro che litigare e combattere.

 Dalla prospettiva induista-yogica dei chakra o dei centri energetici del corpo umano, questo secondo gradino corrisponderebbe al cosiddetto “secondo chakra”, posizionato all’altezza del nostro ombelico.

 Terzo gradino

 Nello sviluppo della vita di un essere umano, questo terzo gradino corrisponde alla giovinezza. In questa fase, il giovane ha attraversato la precoscienza e si è posizionato nella coscienza. Ci troviamo con l’uomo e la donna contemporanei che hanno sviluppato un sé autonomo che gode dell’indipendenza, oltre che della gestione dei propri sentimenti e della conquista della dimensione razionale. È il tempo della scienza in cui forse Galileo fu tra i primi esponenti, subendo la punizione dei suoi contemporanei del livello precedente, che non riuscivano ancora a digerire il mondo logico della Scienza e della ragione positiva, che più tardi li avrebbe liberati dalla superstizione e dai dogmi.

 Le grandi città del XXI secolo rappresentano bene questo livello attraverso quei cittadini la cui unica visione della vita è quella della scienza positivista e dello sviluppo di un cognitivismo pragmatico. Siamo di fronte all’homo technologicus ed economicus che ha imparato a muoversi per conto proprio, separandosi dal “gregge”, sia quello famigliare che culturale, e scegliendo ciò che è meglio per lui come individuo separato ed indipendente. Tra il cemento delle grandi città succede che Dio è morto e la religione ha lasciato lo spazio ad ideologie politiche e al pragmatismo ideologico ed economico di base materialista.

 La patologia di questo livello radica nell’eccesso di un materialismo senza senso e nei retaggi di un esistenzialismo disincantato, in cui solo il denaro e il piacere, la ragione e il rafforzamento dell’ego, hanno la precedenza nel cammino della vita.

 Dalla prospettiva induista-yogica dei chakra o dei centri energetici del corpo umano, questo terzo gradino corrisponde al cosiddetto “terzo chakra”, che si trova nel petto, tra le costole. Rappresenta la frontiera verso i gradini più ampi e più profondi cosiddetti transpersonali.

 Quarto gradino

 Nello sviluppo della vita umana, il quarto gradino corrisponde alla maturità nella sua prima fase. Il suo centro energetico è il cuore.

 Nello sviluppo dell’Umanità si associa ad una società radicata nell’intelligenza del cuore che è compassionevole ed inclusiva. A questo gradino corrispondono le iniziative globali di diritto internazionale, le reti transnazionali ed i movimenti umanisti che trascendono l’origine, la cultura e i tratti di provenienza.

 A questo livello affiora l’anima e la vita è percorsa e vista dagli occhi dell’amore. L’essere umano intraprende di nuovo un movimento di incontro, torna a riunirsi ma ora con la sua famiglia eletta o con un gruppo di persone affini. Si parla di un essere che ritorna dalla precedente individualità “a tutti i costi” per stabilire alleanze da uno spazio di impegno, rispetto e compassione che determina la società emergente.

 

Dalla prospettiva induista-yogica dei chakra o dei centri energetici nel corpo umano, questo quarto gradino corrisponde al quarto centro o chakra del cuore e si manifesta con un sentimento di fratellanza, con legami sani tra coloro che sono stati precedentemente “individualizzati”, raggiungendo una loro indipendenza per poi ristabilire la connessione da uno spazio di amore ed affinità.

 Quinto gradino

 Nello sviluppo della vita di un essere umano, il quinto gradino corrisponde alla maturità nella sua seconda fase. Ad un livello di Umanità si manifesta dalla coscienza transpersonale nello spirito di servizio che contribuisce alla pace e al benessere dell’umanità.

 L’essere umano è andato oltre il suo ego, è riuscito a riconoscere nell’amore la sostanza che nutre le sue relazioni e può esprimere la sua missione di vita con piena dedizione e resa, senza il pericolo di gonfiare il suo ego con i riconoscimenti ricevuti. Ha a che fare con la vocazione – con la voce – e con l’espressione creativa di un essere umano che si riconosce come proprio modello e mette la sua vita a disposizione di una causa più grande per superare gli ostacoli e donare la verità, la bontà e la bellezza del suo Sé.

 Dalla prospettiva induista-yogica dei chakra o dei centri energetici del corpo umano, questo quinto gradino corrisponde all’area della laringe, il suo accento è nell’espressione che rende manifesto lo scopo di vita.

 

Sesto gradino

 Nello sviluppo della vita di un essere umano, questo sesto gradino corrisponde alla vecchiaia. A livello di umanità corrisponderebbe alla voce dell’esperienza e della saggezza propria di un livello di visione transpersonale unitiva che integra l’unità della coscienza e la molteplicità della forma e mette in evidenza la vita contemplativa e la gioia primordiale di una seconda solitudine.

 La visione da questo gradino comporta lucidità e amore come combinazione di esperienze che trascendono il tempo e lo spazio nell’interiorità dell’essenza.

 La simultaneità di tutti i tempi, la trasparenza e la testimonianza dei processi interni ed esterni della propria vita, sono indicativi di questo livello di consapevolezza associato alla pace profonda e alla più raffinata comprensione del Mistero trans-razionale.

 Dalla prospettiva induista-yogica dei chakra o dei centri energetici nel corpo umano, questo sesto gradino sarebbe situato nella ghiandola pituitaria e pineale, il cosiddetto “terzo occhio” secondo diverse tradizioni spirituali. Si manifesta con l’aprospettivismo e la diafanità sostenuta dalla visione unitiva dalla vetta.

 Settimo gradino

 Nirvana, estinzione, arrivo, conclusione. Fine e inizio. Oceano infinito di coscienza. Tao. Oltre ogni dualità. Si rende manifesto il potere della quiete primordiale in cui tutto semplicemente è.

Conclusioni

 In primo luogo, sebbene la scala stessa abbia uno stile gerarchico, nessun gradino è migliore o peggiore di un altro, ma comporta soltanto una visione di maggiore o di minore ampiezza e profondità. Vedere la vita dal 4° gradino non è “migliore” che vederla dal 3° gradino, semplicemente si contempla un orizzonte più vasto. Un adulto non è “migliore” di un bambino; il bambino non può mettersi nei panni di un adulto, tuttavia, l’adulto può mettersi nei panni di un bambino.

 In secondo luogo, il fatto di essere al 4° gradino, per esempio, non significa che gli impulsi istintivi od emotivi propri del gradino 1 e 2 siano sepolti per sempre e smettano di esistere. È importante ricordare che ogni nuovo gradino integra e trascende il precedente. Pertanto, ciò significa che continueremo a vivere gli istinti ed i processi di tutti i gradini: la differenza radica sul fatto che questi non determinano le nostre azioni; saranno soltanto presenti senza che la loro influenza determini le azioni nel nostro percorso.

 In terzo luogo, se durante la lettura di questa mappa hai cercato di trovare il tuo posto in qualche gradino, è importante tenere in considerazione che questi sette gradini non sono ordini chiusi e che l’essere umano in un certo senso risuona con tutti i sette. Detto questo, possiamo riconoscere con umiltà che una parte importante del nostro lavoro evolutivo si trova immerso in una fase dominante, anche se ci sono risonanze, in misura minore, con altre fasi dello sviluppo.

 Siamo in un momento di grande accelerazione evolutiva che ci permetterà di orientarci verso l’autorealizzazione di potenziali insospettati. In linea con la scala dei bisogni di Maslow, si può dire che una parte di questa umanità comincia a trascendere i livelli basilari della scala, rivolgendo lo sguardo verso la rivelatrice Coscienza di Luce.

 

Evoluzione della coscienza umana in 7 tappe, di José María Doria